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INTERVISTA A VINCENZO TAMBURO

06-12-2010 22:09 - News Generiche
Il viaggio alla scoperta dei profili dei giocatori della NGM Mobile Lupi Santa Croce continua, incontriamo la punta della squadra: Vincenzo Tamburo.
Ragazzo empolese, con l´ accento ibrido, dovuto ad una crescita pallavolistica fuori dalla sua regione natale.


- Provieni dal vivaio di San Miniato: la Folgore, nota antagonista dei "Lupi" di Santa Croce, che sensazione ti fa essere oggi a giocare proprio nella città del cuoio?
" E´ passato tanto di quel tempo che oggi non vivo più questa rivalità, ormai è rilegata a quando ero agli esordi della mia carriera.
Sono contento di essere qui a Santa Croce a giocare per la NGM Mobile. La rivalità di cui facciamo riferimento è rilegata ormai al settore giovanile, a livello di prima squadra le due società sono separate da decenni da un divario enorme di categoria.
In Toscana la realtà pallavolistica più prestigiosa la troviamo a Santa Croce, ormai da tanti anni".

- Tu provieni da Empoli, qual è stato il tuo percorso in questo sport?
"Ho iniziato col nuoto, ad Empoli feci tutta la preparazione in una squadra i pallanuoto insieme ad un mio amico, poi lui smise, a me non coinvolgeva poi molto, di lì a poco lasciai la piscina.
Dopo un po´ di tempo un mio compagno di scuola mi propose di presentarmi in palestra per giocare a pallavolo, stavano cercando ragazzi alti, io lo ero, e c´andai.
Giocavo a Montelupo Fiorentino in una società che poi fallì, dopo varie peripezie finimmo a San Miniato con un gruppo di ragazzi dove c´era anche Lorenzo Rocchini.
Poi ho giocato per due anni a Treviso - dove ha frequentato gli ultimi due anni di superiori - un anno ho giocato a Mantova, poi un anno a Padova, un anno a Isernia, due anni a Bassano del Grappa ed eccomi qua, a Santa Croce".

- Cosa ti dà la pallavolo?
" Ho sempre giocato a pallavolo, a volte penso che cosa farei se non praticassi questo sport, come sarei se facessi altro.
Posso dire che io e la pallavolo siamo cresciuti insieme, insieme abbiamo affrontato le difficoltà, insieme abbiamo capito molte cose della vita, insieme abbiamo imparato a prenderci le responsabilità, insieme ci siamo emozionati.
Faccio fatica a pensarmi senza la pallavolo".

- Hai un atteggiamento, in campo, da individualista, come vivi il gioco di squadra?
" Si, è una cosa che mi viene riproposta ogni anno, so che un atteggiamento diverso, in alcuni momenti, sarebbe utile ma se dovessi dire il perché in campo non esulto come fanno molti altri giocatori, non te lo so dire.
Posso dire che quando gioco sono molto concentrato su ciò che debbo fare e se siamo in difficoltà penso a cosa fare per migliorare la situazione.
Tengo a dire che non sono distaccato da ciò che ho intorno: sono silenzioso, e forse questo è il mio miglior modo per essere dentro al match.
Io stesso, quando mi riosservo in video, dopo alcune azioni vincenti, vedo un Vincenzo meno esultante di quello che pensavo".

- Quali sono i tuoi obiettivi?
"Fare tutto quello che è e che sarà nelle mie possibilità; questo lo penso sia riguardo alla pallavolo sia riguardo alla vita".

- Prendi tre "murate" di seguito, come reagisci?
"Di sicuro penso che sto sbagliando qualcosa - sorride - le murate non m´infastidiscono più di tanto quanto le difese; la difesa è un punto quasi fatto che l´avversario all´ultimo riesce a non farti fare.
Non sempre è così, dipende molto dal contesto, che determina anche lo stato d´animo, ci sono molte variabili, dipende da come si è sviluppata l´azione, dallo schema dell´attacco, ci sono muri che possono far male altri meno.
L´ultima parola, comunque, ce l´ha l´attaccante, se vuole può evitare un muro, tutto questo è facile dirlo stando qui seduto, in campo a volte sei portato a pensare molte cose e puoi sbagliare, tutto si decide in pochi attimi".

- A cosa pensi quando scendi in campo?
"Penso a giocar bene e a vincere, non penso ad altro".

- Con Padova è arrivata la prima sconfitta stagionale, ad oggi è un evento nuovo, come avete incassato questo risultato?
"Non siamo scesi in campo con l´idea che potevamo perdere, affrontiamo le gare sempre con l´intento di portare a casa il risultato.
Sono dell´idea che non dobbiamo stare troppo a pensaci, il risultato ci sta tutto, per come ha giocato Padova, a noi è mancata quella spregiudicatezza che ci ha caratterizzato fino ad ora.
Partite come quella coi veneti se le aggiudica chi riesce ad andare avanti mentalmente e loro ci sono riusciti alla fine del primo set, prendendo così un vantaggio psicologico che li ha permesso di forzare senza sbagliare.
Dal canto nostro ci siamo preoccupati molto nel cercare le soluzioni per risalire la china, in un continuo inseguimento".

- Che cosa ti ha convinto a venire qui a Santa Croce?
"La chiamata di Chicco Blengini, la voglia di mettermi in gioco su una piazza importante e forte come Santa Croce, una piccola città che ha una società pallavolistica organizzata molto bene, tanto da essere la più forte della Toscana.
Ho accettato senza starci a pensare troppo, non sapendo chi ci fosse in squadra, quando ho detto di si, come palleggiatore c´era sempre Marco Falaschi".

- Come vivi il tifo?
"Il tifo mi piace, lo sento anche se non esulto insieme a loro.
Il pubblico di Santa Croce sicuramente è un pubblico che si fa sentire, in casa e fuori, quando entrano nei palazzetti avversari li vedo arrivare e a me come ai miei compagni fa piacere: sono il giocatore in più in campo!".

Diana Fiorini - Ufficio stampa NGM Mobile Lupi

Nella foto di Marco Bonucci: un imperioso servizio in salto di Vincenzo Tamburo.

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