23 Maggio 2012

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INTERVISTA A GIANLORENZO BLENGINI

22-12-2010 - News Generiche
Siamo vicini al "giro di boa" del campionato, tiriamo un pò il fiato anche se virtualmente, visto che le partite si susseguono a ritmo frenetico, con Chicco Blengini (nella foto di Marco Bonucci), conosciuto da pochissimi con il nome di Gianlorenzo, facciamo delle considerazioni...

- Secondo anno a Santa Croce, secondo anno vissuto da primo allenatore, due anni diversissimi, che considerazioni fai in merito?
"Si, decisamente molto diversi, sia personalmente che come club.
Ogni anno è diverso ma il primo è diverso da tutti gli altri proprio perché è tale, quindi il mio primo anno è stato un anno in cui, finalmete, ho vissuto gli eventi in prima persona e son quelli che fanno la famosa esperienza.
La squadra quest´anno è chiamata a fare un campionato diverso da quello dello scorso anno, non per questo meno complicata, tutte le annate in un modo o nell´altro presentano nel corso del tempo delle problematiche da risolvere.

- Che cosa ti piacerebbe venisse ricordato del campionato dello scorso anno?
"Sicuramente da sottolineare la capacità di reazione che abbiamo avuto tutti noi di fronte ad una prospettiva d´inizio anno, drammatica.
Per me era il primo anno ed era un´incognita, per tutta la squadra e la società che hanno saputo tenere calmo l´ambiente.
La forza d´animo che hanno dimostrato i giocatori, ed in particolare di alcuni, quelli reduci da un´annata precedente condotta ai vertici della serie A2.
Tutto questo ci ha portato ad affrontare il campionato a viso aperto, vincendo partite ostiche e perdendo partite più alla nostra portata, ma del resto tutto ciò rientra in una normalità di campionato".

- In che fase siamo noi in questo momento di campionato?
"I giocatori coi quali lavoro mi dimostrano sempre grande disponibilità e gran voglia di fare, in questa fase del campionato è difficile dare oltre modo ed è difficile anche chiedere, perché il calendario è "stretto", ed in questi momenti perdere è più pesante, non c´è il tempo per metabolizzare che subito è necessario pensare all´incontro successivo, vincere è sempre la cosa migliore ma lo è soprattutto in momenti del genere".

- Questi due anni da primo allenatore ti hanno fatto capire cose nuove?
"Più che capire direi comprendere, comprendere cose che già sapevo ma che mi hanno toccato in prima persona.
Prima, da secondo, potevo dare la mia opinione ma era qualcun altro che doveva decidere, il saper scegliere, come, quando e perché in ogni situazione con le persone che lavorano con te, sapere quando è meglio dire una cosa piuttosto che un´altra, gestire la relazione personale in maniera differenziata da persona a persona.
Questo per me è l´aspetto "portante" che un primo allenatore deve tenere in forte considerazione, quindi è importante "comprendere" le situazioni per poter scegliere una soluzione assumendosene tutte le responsabilità con serenità d´animo.
Per serenità d´animo intendo l´onesta di aver fatto la scelta che sembra la migliore e soprattutto, effettuare una scelta personale, senza ingerenze alcune".

- La relazione interpersonale coi giocatori come la gestisci?
"Non è sicuramente l´età anagrafica a far da discriminante sulla diversa relazione che posso avere con i giocatori.
Ogni giocatore ha un proprio "peso specifico" e questo è dato dal ruolo che il ragazzo ha in seno alla squadra ed al proprio carattere.
Ad esempio è una norma abbastanza frequente far fare il capitano al giocatore più anziano.
Il ruolo di capitano, per me, è molto importante, comporta un carico di responsabilità che non è necessariamente detto che l´abbia il più anziano, ma dipenderà dal carattere di ogni individuo.
Il palleggiatore è un altro ruolo fondamentale, deve avere delle caratteristiche caratteriali ben precise ed influenza tutta la squadra, tutti i palloni passano da lui, e lui li smista.
Questi due ruoli sono fondamentali perché interfacciano con l´allenatore e devono portare in campo quello che propone l´allenatore e che in prima persona non può fare".

- Di che cosa hai paura?
"Riguardo al mio lavoro non ho paura di niente, perché aver paura vuol dire trasmettere paura.
E´ un sentimento che non deve e non può far parte dello sport, bisogna cercare di canalizzare le proprie energie su che cosa una persona vuole ed ha voglia, piuttosto che pensare a che cosa poter evitare o non volere.
Essere preoccupati di qualcosa è già diverso, è bene saper gestire la preoccupazione senza trasmettere preoccupazione, cercando le soluzioni.
Preoccuparsi della possibilità di perdere una partita fa aumentare le probabilità di sconfitta, essere preoccupati di potersi far male aumenta la possibilità di incidenti.
Ai miei giocatori dico sempre che tra aver paura di perdere ed aver voglia di vincere c´è una grande differenza, portano a volere il solito risultato ma per due strade completamente diverse.
La prima è molto più articolata perché ci dobbiamo sforzare a pensare di non perdere per poi vincere, la seconda va dritta all´obiettivo, vincere, è più rapida e decisamente più sicura".

- Qual è il tuo obiettivo in questo periodo?
"E´ quello di mantenere lo stesso carattere che abbiamo dimostrato di aver fino ad ora e che ci ha permesso di superare le difficoltà che si sono presentate fino ad oggi, anche passando attraverso le sconfitte.
La sconfitta mette di fronte ad una consapevolezza che quando tu potrai recuperare alcuni punti forti che al momento non ci sono, allora il cammino è possibile affrontarlo con maggiore vigore.
La squadra, e me lo sta dimostrando, non vuole mollare, combattendo non solo contro l´ avversario ma anche contro le avversità.
Quest´anno, per noi, è saper gestire le sconfitte, attualmente abbiamo subito delle sconfitte in situazioni di organico che ha portato frustrazione, rabbia, dispiacere ma facendo prevalere il buon senso la squadra è sempre scesa in campo con la voglia e la determinazione di portarsi a casa il risultato, è possibile anche perdere ma quello che conta è l´intento con il quale viene affrontato l´avversario".

- L´innesto di Jan Willem Snippe con Michal Hrazdira come ha cambiato la fisionomia della squadra?
"Sicuramente dal punto di vista caratteriale non ha cambiato niente, ambedue sono due grandi atleti disponibili e caratterialmente socievoli.
Lavorare per l´innesto di Michal a campionato in pieno svolgimento comporta una serie di complicanze per la mancanza di tempo ma in questo momento, grazie ad una ritrovata regolarità di campionato, stiamo sopperendo.
Aggiungerei una cosa importante: non è stato sostituito Snippe con Hrazdira, ma abbiamo aggiunto un altro giocatore al nostro organico, Willy è nel gruppo ed è stata mia premura comunicargli questo concetto anche con la mia vicinanza in un momento per lui tragico".

Finisce qui l´incontro con Chicco Blengini, un uomo che vive con passione, con grande introspettiva e con grande rispetto verso le persone.
La storia continua.




Fonte: Diana Fiorini - Ufficio stampa NGM Mobile Lupi

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